
a cura di Cesira Chiappetta
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<<Lo stato di Cerisano, Marano e Castelfranco tre feudi nobili uniti, l'uno dall'altro distinto, stà posto in Calabria Citra distante dalla città di Cosenza, ove siede il Regio Tribunale Provinciale, a circa tre miglia: ed ha due titoli, Cerisano di ducato e di principato Castelfranco e Marano, delli quali sen'investe vicendevolmente il primogenito. Tiene il privilegio della cognizione delle prime, seconde, e terze cause, di cui ne stà in pieno possesso, con eleggerne i loro rispettivi giudici, col mero e misto impero, quattro lettere arbitrarie, e potestà della spada. Di questi tre feudi, che furon dello Stato del sig. principe di Bisignano, si fà menzione nel privilegio spedito a favor d'esso sig. Principe dall'invitt.mo Impera- dor Carlo Quinto a 20 decembre 1520 in conferma et ampliamento di quello prima spedito dal Re Federico a due novembre 1496, registrato in Privilegiorum septimo fol.234; onde gli ill.mi possessori di essi, goder devono di quelle stesse prerogative, esenzioni, e grazie, che dal privilegio medesimo ricevono.>> |
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Questo quanto racconta il
notaio Lorenzo Zupo nel 1750, in un documento sottoscritto dai parroci e dagli
amministratori delle locali università. E' la descrizione del feudo di possesso dei
Sersale, feudo che diventa prima ducato, nel 1625 sotto Filippo III, poi principato,
(titolo che i Sersale legano solo a Castelfranco), nel 1628, sotto Filippo IV. In questo
testo è conservata una precisa descrizione del feudo, in cui compaiono ovviamente
Cerisano e il palazzo. Il paese è presentato come un ridente centro alle falde dei monti
<<non già alpestri ed inaccessibili, ma tutti ricoverti di castagno ed in parte non
alberato per consentire la pratica dell'agricoltura>>. Posto col prospetto a
levante, era noto per la fertilità delle sue terre utilizzate anche per una intensiva
coltura dei <<gelsi neri dei quali i cittadini si servono in coglierne a tempo
proprio la fronda per cibo dei vermini, che fanno la seta, che chiaman sirico e nutricato:
di maniera che ogni albero di gelso con tale industria rende l'uno per l'altro, in ogni
anno carlini 5, più o meno. Abbonda di meli, peri, fichi ed uve. Dei primi se ne fà
molta industria poichè se ne provvede tutto il contorno e precisamente la città di
Cosenza. Li peri e li fichi servono per propria prov- vista. Ma l'uve che sono scarse,
appena bastano a far vino che fusse sufficiente alla provvista dè particolari, li vini
rare volte riescono, poichè il freddo che sopravviene li fà per lo più riuscire acidi.
Abbonda di acque leggerissime e fresche che sorgono dai monti, che sovrastano l'abitato e
tiene cinque fontane pubbliche, una detta Fontana vecchia, accanto al palazzo baronale,
l'altra detta del Carmine dall'omonima chiesa, l'altra in mezzo alla pubblica piazza,
l'altra chiamata Sauciello e l'ultima detta Santuccia, nel Casalicchio.>> Viene poi descritto il palazzo e tutti i beni immobili dei Sersale, con la loro estensione, la loro rendita e il racconto minuzioso del rapporto con gli affittuari, in cui è segnato perfino il catasto onciario. La dinastia dei Sersale ha origine a Sorrento, se ne hanno infatti notizie già dal tempo delle lotte tra normanni lon- gobardi e bizantini. Da Salerno la famiglia Sersale si dirama successivamente a Napoli ed in Calabria, dove acquisisce i titoli nobiliari di cui prima. La prima traccia della famiglia in Calabria è documentata nel 1396, quando Andrea Sersale ottiene da Re Ladislao la giurisdizione su Castelfranco e Cerisano. Capostipite di questo ramo era Orazio, sposo di Ippoli- ta Sersale (unione a cui partecipa il filosofo Bernardino Telesio fra i testimoni). Da questa unione nasce Annibale. Il 25 gennaio del 1583. Orazio acquista ufficialmente il feudo dai Telesio (nobile famiglia cosentina già citata). Il prezzo pattuito è di 36000 ducati da versare non in contanti ma rispettando alcune modalità, secondo l'uso di allora, attraverso una lunghissima serie di cessioni di crediti e di pagamenti di debiti ad altre persone. I Sersale in pratica pagano alcune pendenze dei Telesio. I Sersale non abbandonano mai la città di Napoli, ove spesso si recano per periodi più o meno lunghi. La città di Napoli, infatti, con lo sfarzo e il lusso che la contraddistingue è di gran lunga preferibile all'ambiente rustico ed a volte ostile del feudo calabrese. Annibale rappresenta la figura più emblematica della dinastia, a Napoli durante la rivolta di Masaniello, in fuga per i tumulti prima in Calabria, poi in Sicilia, torna nel suo feudo solo dopo la repressione, ma non per dimorarvi stabilmente, avendo scelto come dimora fissa Lauria, in Lucania. La dinastia dei Sersale continua fino al 1733, quando il Sacro Regio Consiglio di Napoli dispone il sequestro dei beni di casa Sersale e l'esilio del duca Orazio, a causa dei debiti contratti dalla famiglia. La dinastia dei Sersale continua ancora oggi, con sua diciottesima generazione, ma i rapporti con la Calabria muoiono insieme ai diritti sul feudo, alla fine del XVIII sec.. |
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