
a cura di Cesira Chiappetta
Cap.1: Il palazzo e il suo rapporto con il contesto
Palazzo Sersale, antica dimora dei duchi Sersale, sorge a Cerisano (fig.1) piccolo comune dell' interland cosentino, (circa tremila abitanti), su una collinetta a seicento metri sul livello del mare. La conformazione urbanistica del paese è caratterizzata da un centro storico che si sviluppa tutto ai piedi del palazzo e della piazza antistante, che domina quindi in posizione acropolica tutto il borgo, non molto grande, e con strade tutte facilmente percorribili. Proprio tutte queste condizioni hanno congiuntamente permesso non solo la conservazione del centro storico, ma anche un suo organico programma di ristrutturazione, avviato proprio dall'intervento sul palazzo. Il palazzo qundi si raggiunge salendo per il corso principale del paese (fig.2), corso Carmine (foto n° 3-4), passando per una piccola ma bella chiesa, la Chiesa del Carmine appunto, un tempo cappella del palazzo. Un'altra strada d'accesso al palazzo, molto importante, è il cosidetto corso Nobile (foto n° 1-2), così nomato proprio perchè utilizzato dai duchi per le loro passeggiate.

immagini del palazzo
. Palazzo visto da C.so Nobile.
Palazzo visto da C.so Carmine.
CAP. 2 : I Sersale ed il loro feudo
<<Lo stato di Cerisano, Marano e Castelfranco tre feudi nobili uniti, l'uno dall'altro distinto, stà posto in Calabria Citra distante dalla città di Cosenza, ove siede il Regio Tribunale Provinciale, a circa tre miglia: ed ha due titoli, Cerisano di ducato e di principato Castelfranco e Marano, delli quali sen'investe vicendevolmente il primogenito. Tiene il privilegio della cognizione delle prime, seconde, e terze cause, di cui ne stà in pieno possesso, con eleggerne i loro rispettivi giudici, col mero e misto impero, quattro lettere arbitrarie, e potestà della spada. Di questi tre feudi, che furon dello Stato del sig. principe di Bisignano, si fà menzione nel privilegio spedito a favor d'esso sig. Principe dall'invitt.mo Impera- dor Carlo Quinto a 20 decembre 1520 in conferma et ampliamento di quello prima spedito dal Re Federico a due novembre 1496, registrato in Privilegiorum septimo fol.234; onde gli ill.mi possessori di essi, goder devono di quelle stesse prerogative, esenzioni, e grazie, che dal privilegio medesimo ricevono.>>
Questo quanto racconta il
notaio Lorenzo Zupo nel 1750, in un documento sottoscritto dai parroci e dagli
amministratori delle locali università. E' la descrizione del feudo di possesso dei
Sersale, feudo che diventa prima ducato, nel 1625 sotto Filippo III, poi principato,
(titolo che i Sersale legano solo a Castelfranco), nel 1628, sotto Filippo IV. In questo
testo è conservata una precisa descrizione del feudo, in cui compaiono ovviamente
Cerisano e il palazzo. Il paese è presentato come un ridente centro alle falde dei monti
<<non già alpestri ed inaccessibili, ma tutti ricoverti di castagno ed in parte non
alberato per consentire la pratica dell'agricoltura>>. Posto col prospetto a
levante, era noto per la fertilità delle sue terre utilizzate anche per una intensiva
coltura dei <<gelsi neri dei quali i cittadini si servono in coglierne a tempo
proprio la fronda per cibo dei vermini, che fanno la seta, che chiaman sirico e nutricato:
di maniera che ogni albero di gelso con tale industria rende l'uno per l'altro, in ogni
anno carlini 5, più o meno. Abbonda di meli, peri, fichi ed uve. Dei primi se ne fà
molta industria poichè se ne provvede tutto il contorno e precisamente la città di
Cosenza. Li peri e li fichi servono per propria prov- vista. Ma l'uve che sono scarse,
appena bastano a far vino che fusse sufficiente alla provvista dè particolari, li vini
rare volte riescono, poichè il freddo che sopravviene li fà per lo più riuscire acidi.
Abbonda di acque leggerissime e fresche che sorgono dai monti, che sovrastano l'abitato e
tiene cinque fontane pubbliche, una detta Fontana vecchia, accanto al palazzo baronale,
l'altra detta del Carmine dall'omonima chiesa, l'altra in mezzo alla pubblica piazza,
l'altra chiamata Sauciello e l'ultima detta Santuccia, nel Casalicchio.>>
Viene poi descritto il palazzo e tutti i beni immobili dei Sersale, con la loro estensione, la loro rendita e il racconto minuzioso del rapporto con gli affittuari, in cui è segnato perfino il catasto onciario.
La dinastia dei Sersale ha origine a Sorrento, se ne hanno infatti notizie già dal tempo delle lotte tra normanni lon- gobardi e bizantini. Da Salerno la famiglia Sersale si dirama successivamente a Napoli ed in Calabria, dove acquisisce i titoli nobiliari di cui prima. La prima traccia della famiglia in Calabria è documentata nel 1396, quando Andrea Sersale ottiene da Re Ladislao la giurisdizione su Castelfranco e Cerisano. Capostipite di questo ramo era Orazio, sposo di Ippoli- ta Sersale (unione a cui partecipa il filosofo Bernardino Telesio fra i testimoni). Da questa unione nasce Annibale. Il 25 gennaio del 1583. Orazio acquista ufficialmente il feudo dai Telesio (nobile famiglia cosentina già citata). Il prezzo pattuito è di 36000 ducati da versare non in contanti ma rispettando alcune modalità, secondo l'uso di allora, attraverso una lunghissima serie di cessioni di crediti e di pagamenti di debiti ad altre persone. I Sersale in pratica pagano alcune pendenze dei Telesio. I Sersale non abbandonano mai la città di Napoli, ove spesso si recano per periodi più o meno lunghi. La città di Napoli, infatti, con lo sfarzo e il lusso che la contraddistingue è di gran lunga preferibile all'ambiente rustico ed a volte ostile del feudo calabrese. Annibale rappresenta la figura più emblematica della dinastia, a Napoli durante la rivolta di Masaniello, in fuga per i tumulti prima in Calabria, poi in Sicilia, torna nel suo feudo solo dopo la repressione, ma non per dimorarvi stabilmente, avendo scelto come dimora fissa Lauria, in Lucania. La dinastia dei Sersale continua fino al 1733, quando il Sacro Regio Consiglio di Napoli dispone il sequestro dei beni di casa Sersale e l'esilio del duca Orazio, a causa dei debiti contratti dalla famiglia. La dinastia dei Sersale continua ancora oggi, con sua diciottesima generazione, ma i rapporti con la Calabria muoiono insieme ai diritti sul feudo, alla fine del XVIII sec..
CAP. 3 : SUCCESSIONE STORICA DELLE PRESENZE NEL PALAZZO
Il palazzo viene edificato nel
"500, anche se la sua primigena fondazione si può far risalire attorno all'anno
mille. Non conosciamo il nome del suo artefice.Nel 1581 appartiene, assieme al feudo, a
Roberto Telesio, (avo del
filosofo Bernardino, che spesso comparirà nei documenti della famiglia Sersale). Dal 1583
al 1888,appartiene alla famiglia Sersale.Nel 1583, Orazio Sersale acquista il feudo ed il
palazzo, (a cui apporta modifiche), dai Telesio.Nata come seconda dimora della nobile
famiglia partenopea, diventa dimora stabile, per volere di Annibale Sersale, dopo il 13
marzo 1624, data in cui nasce, proprio nel palazzo, la figlia di questi, Camilla.
Dal 1/9/1783, al 31/8/1787, Gerolamo Maria Sersale ne affitta una parte,(ala fontana
vecchia), ad uso abitazione, al dott. Nicola Zupo di Cerisano.Nel 1870, Giuseppe Sersale
lo da in enfiteusi a Luigi Santelli di Cerisano.Nel 1891, i signori Compagna del
Carretto,eredi dei Sersale, cedono il palazzo al Seminario diocesano di Cosenza, che lo
possiede fino al 1992, realizzando una rovinosa sopraelevazione del corpo
originario.Dal 1949, al 1981, la Diocesi lo utilizza come seminario estivo, e lo fitta ,
nel restante periodo dell'anno, al Comune, che vi trasferisce le scuole elementari e
medie. Dal 1992 appartiene al Comune di
Cerisano che, nel 1997, ha intrapreso dei lavori di restauro, ora in fase di
completamento. Il progetto di recupero è finalizzato alla creazione di un centro al
serviziodell'artigianato artistico .
cap.4 : DESCRIZIONE STORICA DEL PALAZZO
foto n.4:le carceri
<Il palazzo baronale era posto
in cima all'abitato nel luogo più salubre e delizioso. Teneva il suo frontespizio a
levante con ampio spazio e campagna per cavalcare. Aveva un cortile per meta' coperto e
meta' all'aperto (1). Al centro di quest'ultimo, trovasi un pozzo (2), (foto n°1) di
buona acqua sorgiva per comodo della cucina e della stalla . L'accesso al piano superiore,
(foto n°2) principiava sulla destra e dopo il primo piano, due scale (3) conducevano ad
appartamenti separati e distinti. Sulla destra (4) si andava ad una sala grande che
conduceva a due appartamenti. Quello di destra che consisteva in prima e seconda
anticamera, camera da letto con alcovio e camerino, e con tre consecutive retrocamere e
cucina. La prima anticamera teneva a sinistra un'altra camera con alcovio e camerino con
gabinetto di negozio.Dalla seconda anticamera si andava alla stanza della cappella .
All'ingresso del giardino (foto n°3) si trovava una deliziosa uccelliera
di canarini seguita da sedili; sotto l'entrata vi era un gallinaio. Vi erano anche tre
fontane: una a specchio con la sua conca davanti per uso peschiera, l'altra a zampillo per
dentro una colonna e l'altra sopra pavimenti a specchio dalla quale si dava acqua alle
altre due già dette.veniva questa acqua per condotti sotterranei dalla fontana di
Caritello distante mezzo miglio.Il medesimo giardino (5) era diviso in due parti,
superiore ed inferiore, e questo in quattro quadri, coi suoi viali lastricati e con
pergolette al di mezzo sostenute da colonne di pietra. Quello superiore era anche diviso
in quattro quadri, coi viali e pergolati ed intorno all'uno e all'altro vi sono spalliere
di rose e gelsomini ed oltre dell'uve scelte. (...) La parte superiore del giardino stà
divisa da quella inferiore da un muro divisorio, sopra il quale vi sono molti mezzi busti,
e piramidi di gesso, in fine del quale si saglie per una corta grada, in cima della quale,
man sinistra sonovi due capacissime stanze che sogliono servire per fruttiere, sotto delle
quali vi sono altre due stanze terranee con l'entrata dal giardino inferiore e servono per
conservare le sete in tempo proprio, prima dello smaltimento di esse. E l'altro quarto a
man sinistra (6) della già detta sala, consiste in una anticamera, camera da letto e
retrocamera. La scala che dopo il primo piano menava verso sinistra della già detta sala,
conduceva in un'altro appartamento separato consistente in sala, anticamera, camera da
letto e retrocamera. Quest'ultima a man sinistra, consentiva l'accesso a due stanze che
venivano usate come dispensa. In tal modo, tutto l'abitato di questo piano, pur se diviso
in più abitazioni, comunicava con tutti i locali. Davanti la sala maggiore, seguendo la
scala a man destra, si andava all'appartamento superiore posto sopra l'appartamento medio,
benchè fosse diviso in altro modo. Al di sopra vi erano comodi tavolati per la
conservazione della frutta. Nell'ingresso del cortile, sia a destra che a manca (7), vi
erano due granai per conservar le vettovaglie che si avevano annualmente dalle rendite, e
successivamente, sulla destra, vi era una stalla (8) per dieci cavalli con una stalletta
separata per muli da soma. A sinistra una stanza per officina (9), al lato della quale, vi
era una cucina, una stanza per tinello, e sotto di esse il carcere criminale (10), (foto
n°4 e n°5), che aveva la sua cancellata di ferro che dava sulla strada .Dal cortile
all'aperto si andava alla rimessa e a tre locali che servivano per conservare legna e
carboni. Di fronte la cantina ben comoda e capacedi contenere molte botti di vino. Sotto
vi era il carcere femminile completamente interrato.
Notaio Lorenzo Zupo , 1750 - c.f.r. da "i Sersale" di L. Bilotto
<< ogni atto di produzione e perpetuazione di memoria non e' soltanto trasmissione
di tracce materiali,
ma e', infatti, in primo luogo trasmissione di contenuti significativi, di messaggi di
conoscenza, di civilta', di
cultura, e spesso e' anche trasmissione di valori morali ed etici che si vanno via via
sovrapponendo, significati
e valori al di fuori dei quali l'atto della memoria si esaurisce in un mero processo di
accumulo, sganciato
da ogni compromissione con la vita presente. (...) tale atto costituisce il mezzo che ogni
presente
possiede per guadagnare un SOGNO DI PERENNITA', per progettare il proprio avvenire
attraverso la
trasmissione delle proprie conquiste, delle proprie conoscenze e dei propri valori
>>. foto anni "50. Archivio prof. A. Chiappetta foto n°1, Il cortile interno .
S. Boscarino - c.f.r da "Sul restauro architettonico". Pag.79

foto n.5 le feritoie

foto n°6, Il pozzo.
CAP.5: INTERVENTI SU PALAZZO SERSALE
Stratificazioni storiche, interventi di ampliamento e consolidamento, definizione della
nuova destinazione d'uso in relazione ai nuovi ambienti.
<< Attualmente il palazzo è di proprietà
dell'Amministrazione Comunale di Cerisano. La costruzione si sviluppa in tre piani fuori
terra ed ha una consistenza di circa 2800 mq, con una cubatura di oltre 13000 mc.
In uso al palazzo , oltre ad un cortile interno, si hanno due quozienti di terreno: il
primo a destra del manufatto, di circa 500 mq., era destinato ad orto, il secondo di circa
900 mq., a quota del primo piano dell'edificio, è ancora oggi un giardino pensile
impreziosito da una fontana a "specchio" di impianto seicentesco. >>
c.f.r. da scheda informativa
SEC. XVI: SEC. XVII
La precisa descrizione del Palazzo
Sersale fatta dal notaio Zupo nel 1750, ci racconta quello che doveva essere l'aspetto
della dimora ducale quando il feudo era nel pieno della sua produttivita', ed il palazzo
stesso rappresentava il fulcro di ogni attività. L'aspetto originario, facilmente
leggibile all'interno del palazzo, per quanto notevolmente modificato nei secoli, subisce
una consistente modificazione in seguito al terribile terremoto del 1683. Terremoto
ampiamente documentato.
A Cerisano si contano 222 case inabitabili e 4 morti.
Il terremoto del 1683,
sicuramente arreca danni anche al palazzo, infatti, durante l'opera
di ricostruzione si ispessiscono le pareti perimetrali su tutti e tre i livelli del
palazzo, e si procede all'ampliamento dell'ala di sinistra. Il nuovo corpo, più basso
dell'intero edificio, sarà sede
del carcere e delle cucine.
SEC. XVIII: SEC.XIX, SEC.XX. (prima metà)
Nel "700, al palazzo non vengono apportate grandi Un'altro terremoto che incide molto
sull'aspetto del palazzo, è quello del 1854.
CAP.5: INTERVENTI SU PALAZZO SERSALE
Stratificazioni storiche, interventi di ampliamento e consolidamento, definizione della
nuova destinazione d'uso in relazione ai nuovi ambienti.

cfr. da scheda informativa


foto anni '50 di A.Chiappetta
Nel 1891 gli eredi Sersale, infatti cedono il palazzo alla Diocesi, che
lo trasforma in seminario. Parte dell'edificio è completamente inagibile, Tutti i solai
del lato destro devono essere rcostruiti e si sceglie lo stesso materiale degli altri
solai, il legno (foto n°1). Il livello di questi piani risulta più alto, perchè più
alto è il livello del solaio dell'ampliamento realizzato di seguito. Tale corpo aggiunto
è strutturato con materiale di riporto, come del resto tutte le parti ricostruite. Si
notano, a tal proposito, sopratutto nei prospetti interni, parti non propriamente
strutturali (fermi di infissi, pezzi di trabeazione).L'innalzamento dei livelli dei solai
è evidente nei prospetti (doc.4), caratterizzati in questa fase dalla aggiunta di archi
di scarico sulle finestre (foto n°2) del xviii sec. ricostruite simmetricamente rispetto
al portale, e su quelle della nuova costruzione (foto n°3). Il marcapiano preesistente si
interrompe in tutti questi punti.Tutta la costruzione viene poi consolidata con delle
catene in ferro (foto n°4). All'interno, per rafforzare staticamente tutta la struttura,
si murano gli archi di passaggio, e si livellano le pareti risultanti, a discapito dei
capitelli (foto n°5). Nel 1960, la Curia vescovile sconvolge completamente il palazzo
realizzando una pesante sopraelevazione (foto n°6) su buona parte della struttura.
Caratterizzata da grandi bucature in profilato di ferro, viene utilizzata dal Seminario,
ideale per le aule, data l'eccellente esposizione. I ruderi degli antichi ambienti di
servizio del palazzo non sono consolidati, e tutta la parte occupata dalle prigioni (foto
n°4-5, cap. n°5) resta addirittura interrata. Le scale si rivestono di marmo bianco
(foto n°7). Per quanto concerne la destinazione d'uso, nella parte "nuova" al
primo livello la diocesi dispone un cinema parrocchiale aperto a tutta la comunità, con a
fianco la cucina e la mensa dei seminaristi. Gli altri ambienti si organizzano in servizi,
dormitori, aule e la cappella. Dal 1949, al 1981, il Comune di Cerisano lo ottiene in
fitto per uso scolastico, e lo modifica con alcuni tramezzi leggeri.

foto anni '50 di A.Chiappetta
Immagine dei solai lignei
al momento dell'acquisto del manufatto da parte del comune
Finestre della parte di edificio
ricostruita, e dell'ampliamento del xix sec. .
Capitello smussato per la chiusura del passaggio,
Immagini della sopraelevazione
riportato alla luce nel recupero in atto
SEC.XX (seconda metà)
Il comune acquista palazzo Sersale nel 1992, e subito, nel 1993 iniziano i lavori di
spicconamento delle pareti (foto n°8-9), di asportazione dei pavimenti, di abbattimento
dei tramezzi e di tutte le modifiche che erano state necessarie all'uso de seminario. Il
restauro vero e proprio (doc.n°5) inizia nel 1997, si decide di non eliminare la
sopraelevazione (foto n°10), più per un discorso funzionale che per rispetto della
stratificazione. La nuova destinazione d'uso, nella sua polivalenza, condiziona fortemente
il progetto di restauro. Palazzo Sersale, infatti, a lavori non ancora ultimati è gia
stato sede di numerose mostre espositive, teatro di numerosi spettacoli e manifestazioni.
Dovrà inoltre ospitare scuole di formazione e botteghe artigiane, programma finanziato
dalla Comunità Europea, nell'ambito dei progetti per l'occupazione giovanile. Gli
interventi più discussi di questo restauro, sono quelli legati alla compresenza di tante
attività diverse nel palazzo, e al bisogno di unirle attraverso percorsi non
solomateriali, ma anche visivi. Si sacrificano, così, gli 'alberi che ombreggiavano il
giardino (foto n°11-12), si creano delle passerelle aeree (foto n°13) , che collegano il
palazzo con diversi punti del giardino, si prevede un'ascensore per i disabili, si
riscoprono passaggi (foto n°14) si realizza un soppalco per le apparecchiature necessarie
alla formazione (foto n°15), si ricava, con i dislivelli del giardino, un teatro
all'aperto. Il monumento rinasce, non più dimora nobiliare, ma nuova struttura
polifunzionale. Il restauro strutturale, in quest'ultima fase, avviene con il ricorso a
diverse tecniche, dalle siringate di cemento (foto n°16), alla sostituzione di parti
delle travature in legno troppo deteriorate (foton°17), all'ingabbiatura di pilastri. La
copertura lignea dell'aggiunta del xix sec. viene ricostruita con capriate in acciaio
(foto n°18). Il prospetto principale acquista nuova dignità con l'eliminazione
dellefinestre in ferro (foto n°19), e la riproposizione del ritmo delle bucature
preesistenti, (foto n°21) armonicamente dimensionate. La sopraelevazione viene intonacata
(foto n°10), mentre, sulla struttura più antica, la pietra a vista riacquista splendore
(foto n°5, cap4). All'interno tutti gli archi sono "liberati" (foto n°5,
cap.5) e restaurati senza aggiunte(foto n°14). Nessun particolare, ad eccezione delle
travature lignee a vista (foto n°17) e delle capriate in acciaio (foto n°18), è
costituito da un falso . Mentre, per un discorso prettamente funzionale, sono state create
nuove partizioni(foto n°20). La scala e i piani superiori sono stati rivestiti con lo
stesso materiale di cui è fatto il palazzo, una pietra tufacea rosata locale (foto n°8)
. Il primo livello, arricchito dallo scavo delle prigioni, è rivestito in cotto
d'artigianato (foto n°20) .
Spicconatura e ripristino della facciata.
<< LO SCHEMA DELLA NUOVA UTILIZZAZIONE
DOVRA' TROVARE IL SUO ASSETTO CONFIGURATIVO
DENTRO QUELLO ESISTENTE ATTRAVERSO SEGNI
FACILMENTE DISTINGUIBILI, COMPATIBILI
E REVERSIBILI PROPRI DELL'ARCHITETTURA
DEL NOSTRO TEMPO, SENZA DISTRUGGERE
O "LIBERARE" COMPLETAMENTE O SOSTITUIRE
ALCUN SEGNO PERVENUTOCI PRECEDENTEMENTE
A QUESTA (....) .
Ripristino della
sopraelevazione che viene intonacata, mentre la parte più antica mantiene la pietra a
vista
(....) I SEGNI PRECEDENTI SONO TUTTI
STORICIZZATI. COSTITUISCONO LA STORIA
SCRITTA DAGLI UOMINI CON LE PIETRE, E
RAPPRESENTANO, NELLA LORO FISICITA',
LA NOSTRA MEMORIA COLLETTIVA E INDIVIDUALE. >>
S. Boscarino da "Sul restauro architettonico" - cfr. pag.54
ristrutturazione dei solai

Sostituzione delle capriate lignee con capriate in'acciaio
CONCLUSIONI
<< PERCHE', INVERO, LA GLORIA DI UN EDIFICIO NON RISIEDE NE' NELLE PIETRE NE'
NELL'ORO DI CUI E' FATTO. LA SUA GLORIA RISIEDE NELLA SUA ETA', E IN QUEL SENSO DI LARGA
RISONANZA, DI SEVERA VIGILANZA, DI MISTERIOSA PARTECIPAZIONE, PERFINO DI APPROVAZIONE O DI
CONDANNA, CHE NOI SENTIAMO PRESENTI NEI MURI CHE A LUNGO SONO STATI LAMBITI DAGLI EFFIMERI
FLUTTI DELLA STORIA DEGLI UOMINI. >> John Ruskin. Aforisma n° 30
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